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quanto è tardi e qui a casa mia
lei non chiama più
è un Natale da buttare via
lei non viene più
guardo il telefono e penso a lei
vetri appannati son gli occhi miei
quante neve sta venendo giù
chi la fermerà...
la candela è ancora accesa
presto si consumerà...
Dio tu stai nascendo e muoio io
tu che faresti al posto mio
ora che perdo pure lei
ho dato un calcio ai sogni miei
Dio ma che Natale è questo mio
campane a festa anche per me
se tu mi senti ma perché
non fai tornare chi non c'è più
quanta neve sta venendo giù
piangerà con me...
Claudio baglioni
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Un leone s’imbattè in un gregge e con sua grande sorpresa ,scorse un altro leone tra le pecore .Si trattava di un leone cresciuto nel gregge , da quando era un cucciolo.Belava come una pecora e si muoveva come una pecora.Il leone si diresse dritto verso di lui, e quando il leone-pecora Si trovò di fronte al leone vero , si mise a tremare come un fuscello.Il leone gli disse:”Cosa fai in mezzo a queste pecore?”.Il leone-pecora gli rispose:” Sono una pecora”.E l’altro :” Ho,no che non lo sei. Adesso vieni con me”.Portò il leone-pecora fino a uno specchio d’acqua e disse .:”Guarda” Quando il leone-pecora vide il proprio riflesso nell’acquaemise un potente ruggito. In quel momento si trasformò, e non fu mai più lo stesso![]()


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Mani sulle briglie di un cavallo nero e possente Galoppando nel deserto su terreno arido di morte
Scie di sangue e dolore sfumano alle sue spalle
Orme indelebili bruciate nel cuore
Come fiore tra le crepe, miraggio di viso d’Angelo
Capelli di seta e pelle di perla
Anima fantasma a vagare nelle ombre
Vita dissolta tra guerre e povertà
Ricordi di un sorriso bambino tra grida e felicità
Diventato uomo, pagando il prezzo della violenza
Profumo di donna e d’essenza d’amore
Dolce amata, lontana speranza di sogno e unione
Un cammino verso la meta che non sarà
Arti stanchi da battaglie e crudeltà
Non sempre vittoria riserva il destino
A un guerriero che combatte per altrui tormento
Nella mente sempre lei, occhi di luce e tenero oblio
Creatura d’ ammaliante sospiro, a placare i sensi
E per il suo sentiero va, trascinando le sconfitte
Affetto e sentimento non lo ripagheranno
Solitudine e crudeltà il suo futuro imminente
Dietro la collina il tramonto, ad alleviar le sue pene. Avvolto da riflesso di Luna…e polvere di Stelle Incontro alla notte fatata…a cullar lacrime e Amore!!
Lia
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Eppure continuo a inseguire i suoi ricordi , a cercare il suo sguardo negli occhi delle altre donne , a volte la sogno persino invischiata in una grande ragnatela,dalla quale cerca con tutte le sue forze di divincolarsi ma senza riuscirci..


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Nell'Alto Medioevo durante i secoli bui delle invasioni barbariche, spesso i signori locali, si servivano dei propri armati per commettere rapine e soprusi a danno dei più deboli. Per far fronte al vuoto di potere e all'incapacità delle autorità di porre freno alle violenze, alla fine del X° secolo in Francia nacque l'idea della "Pace di Dio": una tregua che sospendeva ogni attività di guerra o di violenza in determinate occasioni , come il Natale, la Pasqua o le domeniche. L'iniziativa fu promossa dalla Chiesa, che offrì agli uomini d'arma un modello di comportamento, quello dei soldati di Dio (miles Christi). Il soldato, dall'animo nobile, doveva proteggere i deboli e difendere la fede cristiana. Dall'evoluzione di questo modello, dopo il Mille, nacque il codice di comportamento del cavaliere. Dal XII° secolo i cavalieri furono tenuti a rispettare un codice d'onore, ispirato agli ideali e agli insegnamenti cristiani; dovevano avere modi gentili e cortesi. Il termine "cavalleria" fu quindi per indicare questi ideali di coraggio, lealtà e generosità. La cavalleria ispirò certamente i cavalieri a ideali alquanto nobili, ma raramente impedì che si compissero brutalità![]()


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Il mio cuore è in africaeco d’un un canto del Sahara ove vive lo sciacallo e la gazzella Navigando fiumi attraversando foreste e deserti in ogni cosa taccio immerso nello spirito silvestre . Il volo degli uccelli su d’una terra immensa Lo scatto del ghepardo l’amor che nutre il branco per i suoi cuccioli. Africa fiore selvaggio Voce d’una terra portata via dal vento Il mio cuore è in africa tra lo stupore e la meraviglia immerso in una odissea senza tempo in cerca d’un senso un ritornare all’originaria forma.Il mio cuore è in africa primitivo ed antico Intorno al fuoco balla in onore d’una natura invincibile .Nudo sopra un monte asceta solitario meditando il volo degli aironi il linguaggio delle scimmie la forza del leone.Il mio cuore è in africain fila ad una storia senza fine in attesa di partire per viaggi ed avventure ammirando la bianca luna sull’acque splendere. Il mio cuore è in africa dove nacque questa incredibile leggenda umana In lotta contro forze oscure Fuggendo il colore dei giorni le pratiche degli stregoni il canto dell’upupa il verso delle iene Il mio cuore è in africa Insieme ai bimbi denutriti alle madri inerme ai padri in preghiera nei crudeli conflitti ai sogni d’un continente anima di questo mondo Il mio cuore è in africa sepolto all’ombra d’una acacia giace nel silenzio della savana in attesa di ritornar ad essere di nuovo felice .![]()
Domenico De Ferraro
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Siamo maledetti Brendon….maledetti e soli
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Per chi non fraintenda
narra la leggenda
di quella gitana
che pregò la luna
bianca ed alta nel ciel
mentre sorrideva
lei la supplicava
«fa che torni da me»
«tu riavrai quell'uomo
pelle scura
con il suo perdono
donna impura
però in cambio voglio
che il tuo primo figlio
venga a stare con me»
chi suo figlio immola
per non stare sola
non è degna di un re
Luna adesso sei madre
ma chi fece di te
una donna non c'è
dimmi luna d'argento
come lo cullerai
se le braccia non hai
figlio della luna
Nacque a primavera
un bambino
da quel padre scuro
come il fumo
con la pelle chiara
gli occhi di laguna
come un figlio di luna
«questo è un tradimento
lui non è mio figlio
ed io no, non lo voglio»
Luna adesso sei madre
ma chi fece di te
una donna non c'è
dimmi luna d'argento
come lo cullerai
se le braccia non hai
figlio della luna
II gitano folle
di dolore
colto proprio al centro
dell'onore
l'afferrò gridando
la baciò piangendo
poi la lama affondò
corse sopra al monte
col bambino in braccio
e lì lo abbandonò
Luna adesso sei madre
ma chi fece di te
una donna non c'è
dimmi luna d'argento
come lo cullerai
se le braccia non hai
figlio della luna
Se la luna piena
poi diviene
è perché il bambino
dorme bene
ma se sta piangendo
lei se lo trastulla
cala e poi si fa culla
ma se sta piangendo
lei se lo trastulla
cala e poi si fa culla
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Mecano


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Uno scorpione deve attraversare un fiume , ma non sa nuotare,vide una rana,e le chiese un passaggio.
La rana rispose:”Se ti carico sulle mie spalle tu mi pungi di sicuro”
E lo scorpione risponde:”che interessi avrei a pungerti, sono sulle tue spalle,affogheremo tutti e due”. La rana pensò a questo ragionamento, per un po’dopo accettò. Si mise lo scorpione sulle spalle e si buttò in acqua.
Ma a metà strada si sentì un improvviso bruciore su un fianco,e capisce che lo scorpione lo aveva punto.
E mentre affondavano nelle onde, la rana gridò,:”ma perché mi hai punto stupido, ora annegheremo tutti e due!!”.
E lo scorpione rispose:”Non posso farne a meno è nella mia natura”.
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D’infinite solitudini , di lacrime e di vento , di sangue e di follie è la sabbia del deserto , di eroi senza volerlo , di amori senza fine , di strade nella polvere che incrociano le vite
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"L'oscurità mi affascina,
nasconde i miei pensieri,
apre la mia mente.
i mostri della notte, creature di paura,
non hanno potere,
su chi paura non ha del buio
perché ha il buio dentro,
e di esso si nutre, come me,
che della Notte sono l'Amante.
I miei passi sono sicuri come i miei occhi,
che vedono le ombre come luci
aprire la strada ai loro simili,
ai loro fratelli,
uomini infranti di cui non resta altro...
ombre in un'anima di tenebra. ![]()
Lucas Lanhart
Bardo e Maestro di Spada


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Amore incompreso sprecato avvilito
amore appassionato che si ferma sugli scogli
come un'onda che non sa tornare al largo
Amore gridato senza risposte come sibilo di un vento infinito
come onda perenne che non trova spiagge
Amore, amore cantato dai poeti
Sussurrato dagli amanti sofferto trovato perso
Amore che smuove le montagne
che percorre strade in salita
che grida, che piange che ride di gioia
Vita e amore passati in un lampo di luce.
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sofia
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Il mio cuore diviso
in tanti pezzettini,
che io dono a chi voglio bene.
Ma, donando questi pezzetti,
spesso ho paura che la persona che ha il suo,
si stanchi di me,
portandosi con sè, per distruggerlo,
il frammento da me donatole.
E così perderei quel pezzo,
rimanendo, piano piano,
vuota senza cuore
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Heleonorah
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Cavalca Brendon…siamo tutti soli al mondo ,
ma soltanto pochi , e tu sei fra questi ,
abbracciano la loro ombra e camminano con lei
come unica compagna.


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Nel Medioevo, per la prima volta, furono messi per iscritto molti antichi poemi e racconti che, anche da mille anni, si tramandavano oralmente da una generazione all'altra.
Nella versione medioevale, guerrieri e condottieri diventavano re e cavalieri; le magie dei pagani si trasformavano in miracoli cristiani. Le storie del loro tempo narravano di tornei, castelli e ricerche fatate. Molte non erano altro che vecchi racconti riscritti con il linguaggio della cavalleria.
Proprio mentre l'epoca della cavalleria stava per concludersi, la gente cominciò ad interessarsi sempre di più ai tornei e ai racconti cavallereschi. Le giostre tornarono di moda nel XVII° secolo e poi ancora nel XIX° secolo.
Persino oggi, libri, film, spettacoli, videogiochi e telefilm tornano a parlare dei cavalieri e delle loro eroiche gesta.....
Le storie di Re Artù e dei suoi cavalieri ne sono un significativo esempio. Esse ebbero origine in Galles e in Cornovaglia e si diffusero in Bretagna. Da qui i menestrelli le portarono in Francia, in Italia, in Inghilterra e in Germania. Nel 1470 un cavaliere di nome Thomas Malory scrisse: "La morte di re Artù" che ispirò le poesie di Alfred Tennyson, a metà del XIX° secolo.
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Mentre attraversavo London Bridge
un giorno senza sole
vidi una donna pianger d'amore,
piangeva per il suo Geordie.
Impiccheranno Geordie con una corda d'oro,
è un privilegio raro.
Rubò sei cervi nel parco del re
vendendoli per denaro.
Sellate il suo cavallo dalla bianca criniera
sellatele il suo pony
cavalcherà fino a Londra stasera
ad implorare per Geordie
Geordie non rubò mai neppure per me
un frutto o un fiore raro.
Rubò sei cervi nel parco del re
vendendoli per denaro.
Salvate le sue labbra, salvate il suo sorriso,
non ha vent'anni ancora
cadrà l'inverno anche sopra il suo viso,
potrete impiccarlo allora
Né il cuore degli inglesi né lo scettro del re
Geordie potran salvare,
anche se piangeran con te
la legge non può cambiare.
Così lo impiccheranno con una corda d'oro,
è un privilegio raro.
Rubò sei cervi nel parco del re
vendendoli per denaro.
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Fabrizio De andrè
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The ballad of the bloody lonely widow princess

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Si sente ancora quella dolce musica,
echeggiare fra le alte mura del castello,
e si sente anche una risata cristallina,
pura, piena di divertimento,
di una ragazza innamorata,
accompagnata dal suo principe,
in frenetiche danze.
Ma ora quel riso non c'è più,
è solo un'eco,
che presto viene rimpiazzata da un pianto disperato...
La principessa danza ancora,
con sempre più foga,
ma in costante solitudine,
il sangue sparso nei suoi bei vestiti,
piena di ferite,
causate da una recente caduta,
e le lacrime le rigano il volto pallido...
Danza così sin da quella notte,
n cui trovo il corpo del suo principe,
con la testa staccata di netto,
recisa da un uomo invidioso del loro amore...
La solitaria sanguinante principessa
ballerà in eterno,
ballerà con il suo principe nel cuore,
unico posto in cui saranno uniti per sempre... ![]()
Silvie Tepes
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